Lapsus Urbano // Il primo giorno possibile

Kepler-452

Spettacolo audioguidato
il primo giorno possibile,  ore 18
in un luogo simbolico: la piazza di Castel Maggiore (BO)

un progetto di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio
coordinamento Michela Buscema
supervisione musicale Bebo Guidetti
a cura di Agorà / Liberty / Kepler 452 Unione Reno Galliera, Regione Emilia Romagna
nel progetto Costruire memoria con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

Calendario:

Il pubblico sarà aggiornato sulle modalità e sulla data effettiva di spettacolo

Il primo giorno in cui sarà possibile tornare a fruire di uno spettacolo dal vivo, la compagnia teatrale Kepler-452 sarà in scena con Lapsus Urbano // Il primo giorno possibile, nuovo lavoro teatrale nuovo lavoro teatrale audioguidato dei Kepler452 e realizzato nella stagione Agorà ai tempi del coronavirus.

Lapsus Urbano // Il primo giorno possibile è una performance concepita nei giorni in cui il «fuori» sembrava un luogo lontano e utopico, nel momento più cupo delle restrizioni alla mobilità, alla socialità e al lavoro, quando la routine delle nostre vite veniva squassata e ribaltata dalle fondamenta, e quando il teatro – con i suoi cicli e le sue produzioni – si trovava da un giorno all’altro polverizzato. Programmatico fin nel titolo, Il primo giorno possibile ha la forma di una lettera dal passato per il «giorno zero» del futuro: il pubblico si ritroverà insieme in uno spazio urbano, aperto, il primo giorno in cui le normative lo permetteranno, ed ascolterà in cuffia un messaggio «in bottiglia» destinato alla società futura. Gli spettatori, interpellati attivamente dalle voci del passato, saranno chiamati a misurare il loro presente con il futuro utopico immaginato dagli autori; a reagire alle domande poste nelle cuffie, a guardarsi in faccia, a contarsi, a prendere posizione o a emozionarsi di fronte all’evocazione del mondo utopico del dopo epidemia.

In costante dialogo con la Stagione Agorà – interlocutore con cui nasce il progetto, Lapsus Urbano // Il primo giorno possibile è anche una risposta a un’attesa che fa i conti con tutto il comparto dello spettacolo dal vivo. La stagione aveva programmato, nell’ambito del progetto Costruire memoria con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, lo spettacolo Lapsus Urbano // Resistenza di Kepler-452 nei giorni della ricorrenza del 25 aprile, nel comune di Castel Maggiore. Con la volontà di continuare a setacciare il terreno delle “memorie” attraverso la lente di un oggi che conosciamo, come non mai, in senso collettivo, nasce e condividiamo con voi LAPSUS URBANO // Il primo giorno possibile.

Dovevamo realizzare uno spettacolo audio-guidato sul tema della memoria per il 25 Aprile. Non abbiamo fatto in tempo a cominciare. Ci siamo ritrovati chiusi in casa, senza sapere quando avremmo potuto ricominciare il lavoro. Ci siamo chiesti: che fare? Abbiamo pensato di riconvertire lo spettacolo in una riflessione su quello che ci sta succedendo in questi mesi, tra marzo e maggio 2020, a noi e al mondo attorno a noi. Allora ci siamo riuniti a distanza, sul web, e abbiamo scritto, registrato e montato le nostre voci pensando che, appena fosse stato possibile, le avremmo fatte ascoltare anche ad altri. Come una lettera al futuro. Insomma: avremmo dovuto fare uno spettacolo sulla memoria del passato e ci siamo trovati a raccontare la memoria del presenteNon abbiamo una data certa per questo spettacolo. Ma sappiamo che il primo giorno in cui sarà possibile farlo, forse sarà il caso di ricominciare a guardarsi, conoscersi, riconoscersi e assistere insieme a qualcosa, di muoversi, di spostarsi liberamente, di scegliere.

dalle Note degli autori

Stampa: Intervista a cura di Claudio Cumani per il Resto del Carlino

NARRATORE […] Spettatore e spettatrice del futuro che ascolti queste parole, tu sai come sono andate le cose. Ecco… noi se c’è una cosa che sappiamo è questa: questo spettacolo lo stiamo scrivendo per il primo giorno possibile. Per oggi. Per il giorno in cui sarà tutto finito: la tempesta, il maremoto, la risacca… Lo stiamo scrivendo per un’utopia… Per un u… topìa, ossia un «luogo che non esiste». Oppure per un’eu… topìa: un «luogo felice». Un’utopia è entrambe le cose. Chi inventò questa parola – Utopia – se la immaginava come un’isola. Un luogo felice e inesistente. L’isola… che non c’è. Riesci a immaginarla? La società… da inventare. Il tuo… oggi. Fermati… Ce l’hai tu, un’utopia? La tua società perfetta? E loro? Cosa sognano loro? Posso dirtelo? Io vorrei che fosse una festa. Che tutto sia alle spalle. Tutto! Così io – noi che scriviamo dal passato – così vorremmo che sia il vostro… oggi. Come la fine di una guerra, come la Liberazione. Tutti insieme, tutti uguali, tutto da zero. Senti come cresce la musica? Lo senti questo groove? Lo senti quanto è necessaria questa festa? […]

dalla drammaturgia della performance