Se mi dicono di vestirmi da italiano non so come vestirmi

Se mi dicono di vestirmi da italiano non so come vestirmi

Paolo Nori e Nicola Borghesi

uno spettacolo di e con Paolo Nori e Nicola Borghesi
luci e audio Alessandro Amato
un incontro suggerito da Elena Di Gioia
produzione Liberty
in collaborazione con Stagione Agorà e Unione Reno Galliera

Sabato 28 Settembre 2019 ore 21
Teatro Biagi D’Antona
Via La Pira 54
Castel Maggiore (BO)

“Paolo è uno scrittore e Nicola un attore, Elena dirige la stagione Agorà. Paolo e Nicola si incontrano nel 2018 facendo un ballo letterario e si stanno subito simpatici. Elena chiede loro di fare una cosa insieme. Paolo propone di provare a lavorare su che cosa vuol dire per loro essere italiani. Nicola pensa che sia una buona idea. Allora si incontrano tutti i mercoledì in un bar e parlano degli italiani, quindi anche di loro. Nicola dice a Paolo che Elena ha bisogno di una scheda artistica per lo spettacolo, da mettere nei materiali. Paolo risponde così:
L’imbarazzo di essere italiani. Di vestirsi come degli italiani. Di gesticolare come degli italiani. Di commuoversi come degli italiani. Di divertirsi come degli italiani. Di arrabbiarsi come degli italiani. Di cantare come degli italiani. Sembra una condanna. È una condanna?”
Paolo Nori e Nicola Borghesi

Recensioni:

Paolo Nori, Nicola Borghesi – “Se mi dicono di vestirmi da italiano non so come vestirmi”
PIECE NECESSARIA
Non so se Carlo Freccero mi vuole ancora un po’ di bene – io sì – ma sarebbe tanto bello se prima di salutare Raidue facesse il Carlofreccero, quello che mandò in prima serata Marco Paolini e il suo irricevibile, ma ricevutissimo, “Vajont”, e trasmettesse questo piccolo miracolo teatrale che andrebbe ripreso, distribuito, ciclostilato, portato nelle scuole e appeso di fianco al crocifisso, visto che immaginarne una sostituzione pare, nel 2019, ancora impensabile. È un’oretta e mezza di spettacolo sul concetto di Patria, un’ode al sovranismo dei propri sentimenti, un pastiche di ironia surreale concretissima che descrive, attraverso letture, frammenti, monologhi, fogli A3 un’ aneddotica spicciola eppure preziosissima, attraverso, anche, personaggi e interpreti che il 99 percento degli italiani manco conosce più (Giorgio Manganelli in primis) ciò che siamo e potremmo essere fuori dalla caricatura solipsistica della triste valle social. Paolo Nori è un affabulatore che andrebbe sempre letto con la sua voce in testa, con il suo incedere sgrammaticato e altissimo, con la sua retorica ironica, un performer che restituisce ai suoi libri (“Grandi ustionati” il mio preferito) una vitalità laterale che tocca corde impensabili. Ogni volta. Ma nella complicità con Nicola Borghesi – anche in scena – giovane regista che a 33 anni si è giustamente rotto i maroni di essere considerato giovane, raggiunge un livello di consapevolezza decisivo. Il ragazzo che si scopre italiano solo ai Mondiali, da emigrante, simulando competenze calcistiche solo per acquisire popolarità tra i fattorini pakistani, e il “vecchio” scrittore che la Patria l’ha trovata nella Resistenza, sono così naturali, incidentali, lontani da ogni tentazione di manifestare la loro superiorità culturale, che potrebbe capirli persino chi sovranista lo è davvero. Lucore, disincanto, etica, nelle giuste proporzioni. Che bello.
GIUDIZIO: SOCCIACHEBELLO
Luca Bottura
L’Espresso – Ottobre 2019