Dalle parole dei caduti nella Resistenza si leva un grido contro l’ingiustizia, ma soprattutto di incitamento alla lotta, per la costruzione di una società libera e giusta. Un coro di voci che a ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo vogliamo far risuonare in teatro, luogo della presenza e dell’impegno. Saranno le cittadine e i cittadini dei nostri comuni a leggere alcune lettere, ricordando le donne e gli uomini morti per la libertà e raccogliendone il testimone.
A parlare attraverso le lettere sono spesso voci di ragazzi – il diciottenne Giordano Cavestro, il diciannovenne Giacomo Ulivi –, ma anche antifascisti più maturi, come Leone Ginzburg o Irma Marchiani. Scrivono ai figli, alle fidanzate, ai fratelli, alle madri, ma anche ai compagni di partito; scrivono anche a noi, donne e uomini del futuro, e non raramente ne sono consapevoli. Scrivono parole di addio, di incoraggiamento, di amore, persino di speranza, spronando chi resta – e quindi anche noi – a lavorare e a combattere per costruire di una società libera e giusta.
Il progetto, nato un’idea di Alessandro Amato, direttore della Stagione Agorà, e curato da Donatella Allegro con la collaborazione delle sedi ANPI dell’Unione Reno Galliera, nasce con l’intento di restituire una viva voce alle parole dei caduti per la Resistenza e ripensarne l’urgenza.
Nell’ambito del progetto Scrivere Libertà, spettacoli per celebrare gli 80 anni della Liberazione
Ingresso gratuito con prenotazione.
